Itinerari

Ecco i nostri itinerari

 

Erice
la città della scienza

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Poco lontano da Trapani, sulla vetta di un monte isolato, a 751 m d’altezza poggia, naturalmente protetto, solenne e solitario, un piccolo e prezioso gioiello della nostra provincia.
Per secoli la bellezza delle vedute, la tranquillità del luogo e la nebbiolina che spesso la nasconde agli sguardi indiscreti hanno reso Erice il luogo privilegiato per gli studi degli eruditi e le preghiere dei religiosi. Fatta di stradine strette e tortuose, archi tipicamente medioevali, cortili riccamente decorati e piccole botteghe mantiene immutato ancora oggi il suo antico fascino.
Ha la forma di perfetto triangolo equilatero, coronato su due vertici dal Castello di Venere, a sud-est, e dalla Chiesa Matrice, a sud-ovest. Al centro, la chiesa di San Domenico è oggi sede del prestigioso Centro Internazionale di Cultura ScientificaEttore Majorana”, fulcro di un’intensa attività di ricerca scientifica diretta dal Prof. Antonino Zichichi che lo fondò nel 1963.
La città è famosa anche per la particolarissima pasticceria locale, a cui le monache si sono dedicate fin da tempi lontani.
Se siete in zona, non perdetevi la festa dedicata a Maria SS. di Custonaci , patrona della città. Le celebrazioni cominciano in tutto l’agro ericino nella settimana che precede l’ultimo mercoledì d’agosto per culminare poi nella processione che si snoda per le vie cittadine.
Il Venerdì Santo si svolge la processione dei Misteri: con il favore della suggestiva ambientazione medievale, sfilano per la città i gruppi statuari che ripercorrono le tappe più importanti della passione di Cristo.
funiviaLA FUNIVIA- E’possibile usufruire della funivia che parte da trapani e raggiunge il paese in 5 min dal bad and breakfast 2,1 km

 

 

Segesta in Sicilia
una città modello

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Nei pressi di Alcamo, si può raggiungere il sito archeologico di Segesta, principale centro e limo poi ellenizzato, da sempre rivale di Selinunte. L’abitato era costruito su terrazze sopra monte Barbaro con un recinto murario.

Dell’insediamento resta il teatro risalente al IV secolo a.c., con gradinate divise in settori e prolungate fino alla scena che chiudono uno spazio dell’orchestra più lungo del solito. Il teatro è considerato di uno stile nato dalla fusione del modello greco con quello romano. Nella parte inferiore è è stata rinvenuta un’area sacra e limo, ed i resti di due edifici.
L’attrazione più suggestiva di Segesta si trova ad ovest dell’antica città, ai piedi del monte Barbaro, ed è il tempio dorico, costruito in un ambiente che sembra lo stesso di 2500 anni fa, fattore che lo rende affascinante. Questa costruzione risale al 430 a.c. su una base di tre gradini, e si presenta ben conservato con sei colonne sui due lati brevi e quattordici sui lati lunghi. Le colonne risultano piene, senza alcuna scanalatura e senza la cella: insolite caratteristiche ne fanno un tempio non rifinito, ma che testimoniano che l’edificio sacro era destinato al culto e limo a cielo aperto. Da Segesta si  può raggiungere, passando per Castelvetrano il litorale e il grandioso parco archeologico della più occidentale delle città greche della Sicilia.

 

Trapani
drepanum – città delle vele, sale e vento

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IL comune della città di trapani conta 69.497 abitanti e ha una superficie di 27.165 ettari per una densità abitativa di 256 abitanti per chilometro quadrato . Sorge in una zona pianeggiante posta a 3 metri sopra il livello del mare. Città a prevalente sviluppo terziario, mantiene una certa importanza come centro portuale e commerciale; nel settore industriale si svolgono attività legate al marmo, al tonno, al sale e al vino. Ebbe origine da un villaggio abitato dai Sicani, i Greci la chiamarono Drepanon, che significa falce, proprio perchè indica la forma arcuata del promontorio su cui l’antica città sorgeva, terminato con l’attuale Torre di Ligny.Emporio e scalo strategico sulle rotte commerciali mediterranee con i Fenici nell’VIII sec. a.C., divenne successivamente una delle principali basi dei Cartaginesi. Fu conquistata dai Romani nel 241 a.C. e per essa cominciò un lento declino durato sino alla fine del periodo bizantino. Racchiusa entro un recinto di quadrangolare mura, la città rivisse un periodo di grande prosperità economica con gli arabi che proseguì anche con i normanni, che la elevarono a città regia. Fiorirono le industrie dell’oreficeria e del corallo, come anche le attività marinare e quelle commerciali. Divenne tappa sulla rotta per le Crociate alla fine del sec. XIII con Pietro d’Aragona, e nel 1817 venne nominata capoluogo di provincia. Nel 1860 fornì un numero elevato di volontari che partecipò alla spedizione di Garibaldi. Pregevole e celebre è la statua marmorea della Madonna col Bambino, chiamata “Madonna di Trapani”, posta all’interno del Santuario dell’Annunziata. Numerose sono le bellissime chiese presenti in questa città. oltre al già citato Santuario dell’Annunziata, è da segnalarsi la Cattedrale “S. Lorenzo”, eretta nel 1635 su una precedente chiesa del 1300, con l’elegante facciata barocca preceduta dal portico. Una delle meraviglie di Trapani è la Processione dei Misteri, che si svolge la notte del Venerdì Santo, dove vengono rappresentati vari episodi della passione e morte di Gesù. E’ una manifestazione molto suggestiva, dove ben venti gruppi (Misteri) lignei del sec. XVIII sfilano tutta la notte per le vie della città, accompagnati dai fedeli in abiti marinareschi e da bande musicali.

 

isola di Favignana
La Mattanza

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L’isola di Favignana negli ultimi giorni di maggio è animata dal vociare e dal rumore del mare percosso dai remi: sono i tonnaroti che escono in mare per la “Mattanza”, la pesca del tonno.
Il complesso e rituale sistema di pesca segue tempi e modalità stabilite dal Rais, capo della tonnara, un tempo anche capo assoluto del villaggio.
La pesca sistematica del tonno ha origini remote, si pensa la praticassero già i Fenici anche se il rito che ancora oggi sta alla base della pesca trova le sue origini nel popolo Arabo.
I tonnaroti eseguono gli stessi gesti, pronunciano le stesse preghiere, cantano le stesse “Cialome”, (canti rituali), da secoli e secoli. È una cruenta lotta, corpo a corpo, con questi enormi bestioni.
Le imbarcazioni escono in mare per posizionare le reti a formare un corridoio che il tonno percorre in senso obbligato.
Oltre la cosiddetta camera della morte, una rete a maglia molto fitta e spessa, chiusa anche sul fondo nella quale i tonni rimangono chiusi e sotto l’ordine del Rais ha inizio la loro uccisione.
Il rito racchiude in sé qualcosa di sacro e segna la vita dell’isola, avendone determinato in passato anche la ricchezza.
La bottarga di tonno
Lo scenario dell’isola di Favignana, giunti al porto, è dominato da un’antica costruzione, un edificio color sabbia rosata, fatto di archi a sesto acuto e di torri alte e sottili.
Sono i vecchi stabilimenti per la lavorazione del tonno, attivi fino agli anni Cinquanta.
Da secoli il mare delle isole Egadi è stato meta di riproduzione dei tonni, che durante la loro migrazione attraversano le nostre coste e dalle cui uova da cui si ottiene un prodotto squisito: la bottarga.
La lavorazione della bottarga di tonno ha radici molto antiche. Le fasi di produzione artigianale della bottarga sono cinque: la salagione, la pressatura, il lavaggio, l’asciugatura e infine la stagionatura. La salagione consiste nel passare a sale la sacca contenente le uova di tonno, che vengono successivamente sottoposte a pressatura. Terminata questa fase la bottarga viene lavata, accuratamente asciugata e infine appesa in ambienti ventilati per la fase di stagionatura, al termine della quale si ottiene un prodotto totalmente biologico, privo di qualsiasi conservante o colorante, unico per qualità e dal sapore inimitabile e indimenticabile.

 

isola di Levanzo

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è la più settentrionale delle isole dell’arcipelago delle Egadi che comprende, oltre Levanzo, anche le isole di Favignana e Marettimo e i due piccoli isolotti di Formica e del Maraone. Levanzo ha struttura decisamente collinare, con la cima di massima altezza a Pizzo del Monaco, duecentosettantotto metri sopra il livello del mare. Di forma all’incirca triangolare, è più piccola di Marettimo e di Favignana, potendo disporre di una superficie inferiore ai sei chilometri quadrati per uno sviluppo costiero di circa quindici chilometri. È anche la più antica dell’intero arcipelago, risalendo la sua formazione al periodo Triassico, oltre duecento milioni di anni or sono. La storia della presenza umana a Levanzo è alquanto singolare. Abitata sin dall’Olocene (10.000 a.c.), quando essa era ancora unita alla Sicilia, come testimoniano i graffiti di età pleistocenica e le notevolissime pitture di età neolitica realizzate all’interno della celebre “Grotta del Genovese”, Levanzo ha sempre avuto una antropizzazione assai modesta, sia per la vicinanza della terraferma che per la scarsità delle risorse idriche e di terreni adatti alla coltivazione.
Persino l’attuale centro abitato risale appena al 1850: prima di quella data i pochi abitanti staziali usavano come abitazioni unicamente le numerose grotte dell’isola.
levanzo2Tutto ciò ha permesso a Levanzo di mantenere pressoché intatto il suo aspetto primigenio con una flora che vanta oltre quattrocento specie alcune delle assolutamente autoctone. Esiste una sola strada, che la attraversa nel senso nord-sud. I mezzi a motore sono presso che inesistenti garantendo così in ogni periodo dell’anno sia la quiete degli abitanti del minuscolo centro abitato, posto a sud, in località Cala Dogana , con il suo porticciolo dominato dai resti di una antica torre di avvistamento, che dei suoi visitatori. Nella parte settentrionale dell’isola si trova la “Grotta del Genovese”, che si presenta come una cavità lungo il fianco di una falesia e che conserva al suo interno graffiti e pitture, scoperti nel 1949, che si caratterizzano per l’estrema precisione della loro fattura e per l’impatto emotivo che suscitano. La loro bellezza regge senza timori il confronto con i più noti graffiti e pitture di Altamura, in Spagna, e da soli giustificano una visita a Levanzo. La costa di Levanzo è un continuo susseguirsi di cale e spiaggette ciascuna dotata di un suo fascino particolare e troppo numerose per essere elencate singolarmente. Citiamo qui solamente, oltre a Cala Dogana, Cala Tramontana, suggestiva per il colore della roccia e la trasparenza del mare, e Cala Minnola.

 

isola di Marettimo

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Marettimo, l’antica Hiera, con il piccolo paese disteso sull’unico lembo di terra pianeggiante e i suoi due porticcioli utilizzati dai pescatori locali a seconda dello spirare dei venti, è certamente una delle più belle, incontaminate e interessanti isole d’Italia.

Marettimo è caratterizzata da una flora straordinaria, da fondali marini cristallini e da una ricca fauna terrestre che comprende anche cervi, mufloni e cinghiali. L’isola di Marettimo è anche un posto di osservazione privilegiato per osservare le migrazione degli uccelli, anche rapaci, nel corso dei loro spostamenti periodici da e per l’Africa.

Marettimo in estate offre innumerevoli possibilità per gli amanti del mare e della natura incontaminata, la cui quiete è assicurata dal fatto che in tutta l’isola non sono presenti auto o altri mezzi a motore. Chi volesse giungere con il proprio mezzo nautico al seguito su carrello, potrà lasciare l’auto nell’apposito piazzale a ciò adibito.

La grotta del Cammello, lo strapiombo del castello di Punta Troia, la grotta del Tuono, Cala Bianca, la grotta Perciata e quella del Presepio, punta Libeccio, punta Bassana e tantissime altre cale e grotte rendono Marettimo unica nel suo genere tra le isole del Mediterraneo. La coloratissima vita sottomarina è straripante sin dalla battigia. Ovunque il suo mare è splendido e caldo e le sue acque limpide e cristalline. Verde e rigogliosa anche nel pieno della stagione estiva, Marettimo è interessante da scoprire anche all’interno, non solo lungo le coste. Ben curati sentieri permettono infatti agli escursionisti di regalarsi panorami indimenticabili, con vedute mozzafiato degli scoscesi pendii dell’isola. Marettimo è unica da vivere anche in autunno e persino in inverno, quando essa svela nella sua interezza il suo carattere di isola indomita, vera fortezza in mezzo al mare.

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Camminando lungo la marina, nella calma dei tramonti invernali, scambiando amichevoli saluti con la ospitale gente del posto, o percorrendo in perfetta solitudine i ben curati sentieri che portano alle più belle vedute panoramiche dell’isola si potrà riprendere contatto con i ritmi fisiologici della vita naturale, fatta di albe e tramonti e ore che scorrono quiete, respirando fraganze che sono di mare e di essenze mediterranee, ammirando il blu inteso dei delicati fiori del rosmarino, ascoltando la voce possente del mare.

 

 

isola di Mozia

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Nello Stagnone di Marsala sorge una piccola isola, così piccola da non far supporre di aver avuto parte nella storia della grande isola siciliana e che fu tuttavia la più importante colonia fenicia della Sicilia.

Fondata dai Fenici sul finire del VIII secolo a.C., Mozia divenna ben presto una prospera colonia.

Il nome Mozia (filanda) le fu dato a causa degli impianti per la lavorazione della lana presenti nell’isola.

Venne distrutta nel 397 a.C. da Dionisio il Vecchio, tiranno di Siracusa, gli abitanti si trasferirono quindi a Lilibeo, l’odierna Marsala.

Fu abitata durante l’Alto Medioevo da monaci basiliani che le diedero il nome di isola di San Giuliano.

mozia2Acquistata nel secolo scorso dal magnate Giuseppe Whitaker, venne fatta oggetto da parte dello stesso di estensivi scavi archeologici, che hanno permesso il recupero di una pregevolissima collezione di reperti.

Spicca tra tutti per bellezza il cosiddetto “Il Giovane di Mozia”, statua in marmo di squisita fattura.

 

 

Il Sale marino di Trapani

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Lungo la costa occidentale della Sicilia, fra Trapani e Marsala, sono situate le saline più importanti d’Europa per l’abbondanza e la qualità del prodotto. La notevole importanza delle saline trapanesi è dovuta alla elevata concentrazione del sale nelle acque del Mediterraneo e alle favorevoli condizioni climatiche. Infatti le minime precipitazioni atmosferiche, la temperatura e il vento consentono un periodo di evaporazione di cinque o sei mesi all’anno. Le saline occupano grandi estensioni di terreno limitate da dighe in prossimità del mare e sono costituite da un gran numero di vasche. Le vasche determinano due gruppi di superfici: nel primo l’acqua del mare, penetrata con l’alta marea, viene fatta chiarificare e concentrare fino a diventare satura di cloruro di sodio, nel secondo, per evaporazione a temperatura ambiente, si separa e si deposita il sale.

Le vasche sono di forma variabile, contornate da argini in pietra di Favignana e comunicanti fra loro per mezzo di canali e saracinesche; il loro fondo viene reso liscio e impermeabile con argilla, sabbia e gesso per evitare dispersioni di acqua marina ed infiltrazioni.

Secondo l’uso a cui sono destinate le vasche assumono diverse denominazioni. La prima vasca è detta “fridda”: in essa l’acqua entra direttamente dal mare, sfruttando il gioco delle maree e azionando opportunamente paratie a tenuta stagna. Alla “fridda” segue un secondo ordine di vasche, i “vasi” di acqua cruda o “retrocalda”, dove l’acqua viene pompata facendo ricorso al mulino a vento, essendo il livello superiore a quello del mare. La convenienza ad installare qui l’aereomotore piuttosto che in corrispondenza dei bacini di primo ordine, deriva dal fatto che l’acqua da sollevare è già ridotta di un terzo di quella entrata nella “fridda” per effetto della prima evaporazione. Accanto al “vasu” vero e proprio, è sistemato il “vasu cultivo” che svolge una funzione rilevante sia per i sali che vi precipitano, sia per il fatto di fungere da riserva di acqua madre, nel caso che questa non venga dispersa in mare e venga riutilizzata come lievito in successive campagne di produzione di sale. Il terzo ordine di vasche è costituito dalle “ruffiane” dette anche “mediatrici”. Il loro nome deriva dalla loro posizione intermedia fra l’ordine preparatorio delle vasche e l’ordine dei bacini che daranno acqua matura per la deposizione del sale. Sono vasche ancora più ridotte in superficie oltre che in profondità, dal momento che vi viene fatta affluire acqua più densa e più calda che non nelle vasche precedenti. Segue il quarto ordine di vasche di evaporazione, costituito dalle vasche “calde” che alla fine danno acqua fatta, matura per la deposizione del cloruro di sodio. Sono di numero variabile da salina a salina, progressivamente più piccole e meno profonde. Man mano che l’acqua viene fatta passare dall’una all’altra, deposita i sali di cui si è andata addensando (solfato di magnesio e di calcio) e diminuisce di volume. A chiusura dell’ordine delle vasche “calde” di recente è stata inserita una vasca servitrice, detta “sintina”, la quale facilita la regolare distribuzione dell’acqua matura nelle caselle salanti. La produzione avviene durante il periodo estivo nei mesi di luglio e agosto.

Per coloro i quali fossero interessati all’acquisto del sale siciliano prodotto secondo metodi tradizionali, ricco di iodio e di altri preziosi oligoelementi, asciugato in maniera naturale e confezionato senza ulteriori trattamenti, suggeriamo di visitare il sito Sale Marino Artigianale del Consorzio Sale Natura.

 

 

San Vito Lo Capo
uno dei pochi paradisi terrestri

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conta 3.846 abitanti e ha una superficie di 5.968 ettari per una densità abitativa di 64 abitanti per chilometro quadrato. Sorge in una zona litoranea pianeggiante, posta a 6 metri sopra il livello del mare.

Centro agricolo e marinaro, tra i prodotti agricoli distinguiamo la produzione di cereali, ortaggi olive e uva; a livello artigianale è rinomata la lavorazione della “palma nana”, come anche la produzione di oggetti in tufo.San Vito lo Capo è una rinomata località balneare per la sua splendida costa che si apre in una baia a spiaggia, tra il capo San Vito e la punta di Solanto, alle falde del monte Monaco.

Sede di una tonnara, non più attiva già dal ’600, il luogo era frequentato dai pellegrini devoti a San Vito al quale era dedicato un santuario innalzato nel secolo XIII su un antica cappella e fortificato nel 1545. Numerose sono le torri presenti in questo luogo, sorte per segnalare la presenza di navi nemiche, come quella dell’Impiso, quella di Torrazzo, di Sceri, di Roccazzo e anche quella di Isolidda.

Nei pressi sono visibili delle grotte con depositi e incisioni del periodo Paleolitico superiore. Da segnalarsi è il “Festival del cuscus” che si tiene ogni anno a settembre, dove numerosi cuochi siciliani, egiziani, palestinesi, marocchini, algerini e tunisini, partecipano ad una gara per la confezione di questo speciale piatto che si conclude con la degustazione pubblica dei piatti stessi.

 

 

Lo Zingaro
una delle più belle riserve del pianeta

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Tra San Vito lo Capo e Castellammare del Golfo i declivi collinari che degradano fino al mare annunciano l’inizio della riserva dello Zingaro, un paradiso naturale miracolosamente integro nella sua impareggiabile bellezza.

Piccoli sentieri opportunamente disegnati sui dirupi, che finiscono nel mare o si inerpicano sui monti, consentono di attraversare uno degli ambienti più spettacolari del Mediterraneo.

Il percorso è un continuo alternarsi di pareti a picco sul mare, aspri promontori, magnifiche calette,spiaggie dorate, antri e cunicoli sottomarini, stretti valloncelli che si specchiano in un mare incontaminato dai toni cangianti, sempre limpido.

Prima riserva naturale istituita in Sicilia, lo Zingaro è un ambiente di notevole interesse vegetazionale e floristico per la presenza di piante rare e endemiche, ma forse anche di più dal punto di vista faunistico, in questa zona nidificano decine di specie di uccelli tra cui il falco pellegrino, l’aquila del Bonelli, poiane, gheppi, nibbi reali e altri volatili in via di estinzione.

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Essa si rivela importante anche dal punto di vista archeologico per la presenza al centro della riserva della Grotta dell’uzzo sede dei primi insediamenti umani in quest’area.

Molto ben organizzata dal punto di vista della fruizione (sentieri con indicazioni, rifugi, punti-acqua, aree attrezzate, musei, parcheggi d’auto), la riserva è visitabile unicamente a piedi.

 

Selinunte

SELINUNTE

Situata su di una spianata alta circa 30 metri s.l.m., Selinunte prende il nome dal Selinon , il prezzemolo selvatico.
Venne fondata da coloni di Megara Hyblaea guidati dall’ ecista Pammilos, nel VII secolo a.C. Immigrazioni successive di coloni megaresi sicelioti si ebbero sia negli ultimi decenni del VII sia per tutto il VI secolo fino agli inizi del V.
Selinunte tentò  di fondare delle colonie nella Sicilia occidentale: su tutte la vicina Eraclea Minoa.
Quando, all’inizio del V secolo divampò la guerra fra Greci di Sicilia e Cartaginesi, che si concluse con la battaglia di Himera nel 480, Selinunte, stranamente, preferì allearsi con Cartagine.
Ebbe numerosi e forti contrasti con Segesta fino al 409, anno della sua distruzione avvenuta proprio ad opera dei Cartaginesi.
Selinunte così si trovò sottomessa al dominio dei Punici che la fortificarono e la ricostruirono, nell’area dove prima sorgeva l’acropoli: i resti archeologici presentano un abitato misto, punico e greco. Il dominio cartaginese, durò fino alla I guerra punica.
Cartagine, per difendersi dagli attacchi romani, decise di concentrare le sue forze a Lylibeo, l’odierma Marsala,  trasferendovi la popolazione di Selinunte, distruggendone la città ed abbandonandola alla rovina. Un violento terremoto, nel secolo X o XI, finì forse per ridurre ad un cumulo di rovine i monumenti dell’antica città riscoperta nella seconda metà del XVI secolo.
Ad una decina di chilometri ad ovest, i selinuntini  trovarono le pietre per realizzare le lore grandiose opere: vi consigliamo vivamente di visitare le suggestive Cave di Cusa.

 

Scopello

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Dal piccolo borgo di Scopello, che si sviluppa attorno alla corte di un baglio (agglomerato quadrangolare cinto da mura, contenente una sorgente d’acqua e una vasca-abbeveratoio al centro del feudo, dove si svolgevano i lavori di masseria agricolo-pastorali) è possibile iniziare un percorso variegato, dalla visita alla vecchia tonnara al  giro per i numerosi produttori di ceramiche, oppure ancora partire alla volta della bellissima e incontaminata Riserva Naturale orientata dello Zingaro: piccoli sentieri strategicamente disegnati sui dirupi, arrivano fino al mare o si inerpicano sui monti, regalandoci uno degli scenari mediterranei più integri che siano rimasti. Se si è fortunati, e se si rispetta il sacro silenzio che vi si respira, si possono ammirare falchi pellegrini, aquile del Bonelli, poiane, gheppi, nibbi reali, in un ambiente ricco di piante endemiche e rare che fanno della riserva una vera oasi di biodiversità, la cui regina assoluta è la palma nana, la giummara (simbolo della riserva), che nasce spontanea in ogni anfratto e dirupo del parco. La fatica della passeggiata è ampiamente ripagata da uno spettacolo naturale di assoluta bellezza, e da un bagno ristoratore nelle limpide e incontaminate spiagge dalla riserva.

Il nome “Scopello” appare per la prima volta in un diploma redatto in lingua greca nell’anno 1097, con il quale il Conte Ruggiero concedeva al Monastero di S. Maria di Boico, presso Vicari, terre, animali e servi nella stessa Boico, nonché a Ciminna, Scopello, Patterano e Garciniene. Nel diploma di concessione di Scopello al monastero di S.Maria di Boico si parla soltanto di una terra recante questo nome, che in precedenza era appartenuta a certo notaio Giovanni.
Secondo l’Alessio il toponimo che compare nel diploma potrebbe interpretarsi o come adattamento del greco, “scoglio, secca, rupe” oppure come diminuitivo del prestito latino “scopulus” avente lo stesso significato.

La tradizione storica ha individuato nell’odierno sito di Scopello l’antico insediamento di “Cetaria”, posto da Tolomeo tra Bati e Panormo, proprio in relazione al suo nome derivante dalla pesca del tonno che qui fu sempre praticata. Questa identificazione è stata avvalorata nel tempo da pochi ruderi emergenti e da materiale fittile erratico rinvenuto nei pressi della tonnara. Ma, sino al periodo normanno, le fonti documentarie purtroppo sono avare, e non si può quindi ragionevolmente ipotizzare una continuità di vita di questo insediamento.

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